Un dolore all’altezza del brand.

“Non ci siamo”, dico al Dott. Capistrano, mio medico di famiglia da quasi dieci anni, alzando il mio sguardo severo dalla sua ricetta. “Lei mi ha prescritto il Prescriptin – continuo – mentre io le ho chiesto il Pirostran. Per favore mi rifaccia la ricetta e me la faccia avere ASAP.”

“Veramente – risponde il medico – gli studi più recenti mettono in dubbio l’efficacia del Pirostran. E’ un farmaco ormai superato.” “Non mi faccia arrabbiare, dottore, oggi ho già un diavolo per capello. E poi, vorrei aggiungere, anche la sua diagnosi di ipotrombite non mi convince affatto.” Tenta una reazione: “Mi scusi, ma sono o non sono il suo medico?” “Non mi faccia ridere, dottore. Sa quanti bravi specialisti mi chiamano ogni giorno, offrendosi di curarmi? Alcuni anche gratis. E poi scusi, mia figlia è andata a cercare su Google, e la diagnosi non è quella. Ha anche scaricato un’app, Tuttimedici, si mettono i sintomi e si attivano centinaia di giovani medici in tutto il mondo, ansiosi di fare pratica. Crowdsourcing si chiama, lo sapeva? Poi si scarica direttamente la ricetta. E’ in thailandese, ma è mutuabile.”

“Mi scusi, ma io lavoro da trent’anni. Ho dei riconoscimenti, sa? E anche una specializzazione.” “Dottore, lei non ha capito nulla. Oggi i pezzi di carta non valgono più nulla, conta solo la velocità. Lei non ha neanche un’app.” “Un’app?” “Certo. Guardi qua, il Dott. Malaguti ha la sua. Visita a distanza, attraverso la fotocamera, e manda la ricetta direttamente in farmacia.” “Ma il rapporto col paziente…” “Ha ha ha, dottore, su questo ha ragione, sono stato fin troppo paziente. Faccia in fretta con quella ricetta, il brand oggi mi fa vedere le stelle.”

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