Aware communicators.

 

Non amo troppo parlare del nostro lavoro e lo faccio raramente, ma voglio tornare sul nostro progetto Aware Migrants (se non lo conosci, leggi il post precedente). Al di là dei risultati concreti (che non saranno mai misurabili) e del giudizio di valore (che non spetta a noi), credo che siano pochi gli esempi di un progetto di comunicazione così articolato e integrato: un sito web continuamente aggiornato con info e notizie in tre lingue, social media, strumenti offline tradizionali come spot TV, affissioni, radio, stampa, 50 videotestimonianze di migranti, 4 mini-documentari girati in Tunisia. Una canzone composta ad hoc da una grande artista maliana, che diventa strumento virale per propagare il messaggio. Un film breve interamente girato in Nigeria da un tandem di registi italo-nigeriano. Un rap scritto come colonna sonora che diventa a sua volta un altro strumento virale.

Il lavoro è stato lungo e impegnativo, per tutto il nostro team e per chi seguiva il progetto all’OIM. Ha trovato nel Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno un committente entusiasta e illuminato. Ci resta la gratificazione di avere messo il nostro mestiere al servizio di un progetto umanamente sconvolgente. E cominciano ad arrivare gratificazioni anche da fuori: dopo il premio di categoria al GrandPrix Advertising Strategies del maggio scorso, il nostro film breve “Granma” è stato invitato in selezione ufficiale al Festival Internazionale di Locarno, e Aware Migrants è stato selezionato in shortlist fra le integrated campaign dei prestigiosi Clio Awards, nelle cui giurie siede il gotha della creatività internazionale. A volte il buono e utile riesce a essere anche bello.

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