That’s life.

igor

Spadroneggia in questi giorni sulla stampa la campagna per il gorgonzola Igor (sopra). Niente da dire, l’annuncio si vede: le confezioni, il brand, la sola “gorgonzola” che compare ben 4 volte, il target gggiovane, con lei che tenta di irretirlo cacciandogli in bocca il formaggio. Ma soprattutto il titolo, sparato a tutto volume con un perentorio invito a “godersi la vita”.

Lo confesso, all’inizio ho stentato a collegare. La mia idea di una vita da godere è associata ad altre cose, forse più personali o più scontate. Poi ho razionalizzato (non si dovrebbe mai farlo troppo) e ho immaginato il momento del brief: ragazzi, è un formaggio grasso, i salutisti rompono, presentiamolo come una goduria e tanti saluti.

Sembra un po’ una excusatio non petita, il discorso traballa ma alla fine regge. Godimento per godimento, io avrei puntato dritto sul prodotto, e meno sulla vita. Anche perché a mettere insieme vita e cibo viene spontaneo il confronto con lo splendido annuncio fatto da Leo Burnett per l’American Meat Institute, in una campagna istituzionale per incentivare il consumo della carne (sotto). “Che cosa succederebbe se mettessimo un pezzo di carne rossa su uno sfondo rosso?” si chiese il buon Leo. E la risposta è: wow. Ci vuole coraggio. Il prodotto stacca forse meno sullo sfondo, ma a staccare è tutto l’annuncio. Trasmette forza, ottimismo, virilità. E il titolo “This is life” non suggerisce comportamenti, ma asserisce un fatto. Non è solo un fatto di aminoacidi, ma un richiamo primordiale.

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La cosa ancora più stupefacente è l’incredibile modernità della campagna in rosso. E’ aggressiva ed elegante al tempo stesso. Dimenticavo: l’annuncio in alto è del 2014, quello in basso del 1944. E ora, pubblicità.

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